OSSERVATORIO BIOETICO MONDIALE PER I DIRITTI DELLA DONNA

L’Osservatorio Bioetico Mondiale per i diritti della Donna propone la rilettura dell'emancipazione femminile, alla luce della bioetica personalistica, che ha come valore fondamentale la persona umana. Nell'attuale momento storico, per superare i confini geografici ed etnici, è necessaria una conoscenza approfondita della persona .

Bioetica e Donna nella società pre-Islamica

E' difficile stabilire se il Corano in sé abbia favorito la posizione della donna rispetto a quella presente nella società pre-islamica. I modernisti sostengono che sia così, ma bisogna considerare che al Corano sono state aggiunti hadith che non giovavano alla donna e che i modernisti vogliono eliminare dalla sharia pur conservando la sharia in sé. I modernisti sono accusati di voler sradicare la donna dalle sue radici e occidentalizzare la sua cultura. Molte frasi del Corano vengono interpretate e usate come fa comodo alle diverse parti. I tradizionalisti sostengono che in alcune frasi del Corano è chiaro che la donna debba restare reclusa, mentre i modernisti sostengo che questo valga solo per le donne del profeta. Ci sono poi molti passi che parlano di poligamia:
"Se temete di non essere equi con gli orfani, sposate allora di fra le donne che vi piacciono due o tre o quattro, e se temete di non essere giusti con loro, una sola, o le ancelle in vostro possesso, questo sarà più atto a non farvi deviare". I tradizionalisti sono per la poligamia, e sostengono che, quando il Corano dice "se temete di non essere giusti", vorrebbe solo dare un avvertimento morale. Inoltre secondo loro l'uomo ha bisogno di avere più mogli per il suo desidero sessuale che è biologico e quindi inevitabile. I modernisti invece a tale proposito sostengono che la poligamia nel verso 129 sia addirittura vietata:
"Anche se lo desiderate non potete agire con equità con le vostre mogli".

Quando in Occidente si parla di harem si intende una soluzione in cui un uomo vive more uxorio con tante donne contemporaneamente. In realtà esistono due tipi di harem: quello imperiale e quello domestico. In quest'ultimo vive una famiglia allargata, senza schiavi, spesso con coppie monogamiche, dove comunque sopravvive l'usanza della reclusione femminile. L'harem imperiale esisteva al tempo degli Ottomani. Situato in un enorme e sontuoso palazzo, comprendeva molte donne elegantemente vestite e circondate da schiave ed eunuchi. Harem significa sacro, e pertanto indica un luogo delimitato e proibito agli estranei. Un harem poligamico può essere in città come in aperta campagna, dove non esistono reali confini. Le donne qui possono andare liberamente in giro per i prati, ma se passa di lì un uomo egli deve abbassare lo sguardo perché sa che quelle donne appartengono a un altro uomo. Per quanto riguarda il matrimonio e il divorzio il fiqh dice che questo può avvenire per volere del marito o di entrambi. Esistono alcuni casi in cui è la sola donna che può chiedere il divorzio ma non sono all'ordine del giorno. Si tratta di casi particolari che variano da paese a paese e da scuola a scuola: per esempio secondo i Malikiti la donna ha il diritto di chiedere il divorzio se il marito non adempie ai suoi doveri matrimoniali. Per alcuni giuristi la donna può divorziare solo se nel contratto matrimoniale il marito ha dichiarato che la moglie avrebbe potuto farlo in qualunque momento nel caso lui non avesse adempiuto ai patti stipulati. In materia successoria non risulta chiaro ciò che la donna deve fare. Gli sciiti le riconoscono una posizione più favorevole di quella che le assegnano i sunniti. In questo ambito il Corano ha giovato molto alle donne, poiché nel periodo pre-islamico, il diritto successorio spettavo solo ai 'asaba (parenti maschi di linea maschile). Sembra però abbastanza chiaro che nel Corano si dice che la donna può avere la metà dell'eredità rispetto ad un uomo. Anche in materia penale il fiqh equipara la donna a metà dell'uomo (l'uccisione o il ferimento di una donna comporta una sanzione pecuniaria che è pari a metà rispetto a quella di un uomo). D'altra parte i modernisti sostengono che nel Corano questo non è specificato. Il fiqh e i tradizionalisti sostengono che le donne non possono ricoprire cariche politiche, mentre i modernisti ribattono che le fonti di questa notizia non sono abbastanza attendibili.

La questione del velo


Per quanto riguarda il velo, che la donna dovrebbe indossare, una frase del Corano dice:

"E di' alle credenti che non mostrino troppo le loro parti belle, eccetto quel che di fuori appare, e si coprano i seni d'un velo e non mostrino le loro parti belle altro che ai loro mariti, o ai loro padri, o ai loro suoceri, o ai loro figli, o ai figli dei loro mariti, o ai loro fratelli, o ai figli dei loro fratelli, o ai figli delle loro sorelle, o alle loro donne, o alee loro schiave, o ai loro maschi privi di genitali, o ai fanciulli che non notano le nudità delle donne."

I modernisti sostengono che questo ordine vale solo per le mogli del profeta mentre secondo i tradizionalisti è valido per tutte le donne. I modernisti inoltre sostengono che da questa e da altre frasi non si capisce se le donne si debbano coprire anche il viso. E' anche vero però che oggi lo chador per alcune donne è diventato più che altro un simbolo di riconoscimento nei confronti dell'Occidente. Negli anni '50-'70, c'è stata una grossa influenza da parte dei modernisti che hanno fatto in modo che molti hadith fossero cambiati. Alcuni paesi come l'Albania, paesi dell'Asia centrale e la Turchia, hanno cambiato del tutto il diritto islamico. Nei paesi dove è avvenuta questa riforma, alcuni cambiamenti positivi sono stati ottenuti e, per esempio, il tasso di analfabetismo della donna è diminuito parecchio. Secondo le statistiche i paesi in cui c'è il maggior tasso di analfabetismo, sono paesi rurali dove la donna non viene a conoscenza dei suoi diritti e così la cultura rimane chiusa e tradizionalista. In Giordania fu dichiarato lecito il rifiuto alla poligamia (1951). Anche in Siria nel '53 furono poste drastiche limitazioni alla poligamia. La Tunisia riuscì perfino a vietarla. Negli ultimi vent'anni c'è stata invece una grossa ripresa del tradizionalismo islamico. Durante questo periodo i fondamentalisti hanno cercato di ristabilire tutte quelle tradizioni che con fatica erano state superate. Secondo loro l'emancipazione femminile è una sconfitta nei confronti dell'Occidente. Risulta chiaro che la situazione della donna nell'Islam è difficile da definire. Ogni paese ha le sue leggi e ogni gruppo religioso sostiene cose completamente differenti dall'altro. E' molto difficile riuscire ad arrivare a un accordo perché ognuno interpreta il Corano in maniera diversa ed effettivamente alcune frasi risultano alquanto ambigue. Sta di fatto che pochi hanno il coraggio di sostenere qualcosa che non sia in accordo con le affermazioni del Corano, e chi lo fa corre il rischio di passare come sovversivo e anti-islamico.
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Fatima Mernissi
La donna e L’Islam
IL CORANO E LE SUE DIFFERENTI INTERPRETAZIONI
Spesso, parlando della condizione femminile, le donne musulmane rivendicano i diritti garantiti loro dal Corano; ricercano alle origini della propria religione la possibilità di difendersi come donne, individuano nel libro sacro i passi che suonano a conferma delle loro posizioni e ne scartano altri senza farsi troppi problemi. Così fanno, d'altronde, anche i loro avversari. Fatima Mernissi si batte da tempo per il riconoscimento dei diritti delle donne e nel suo libro, La donna e l'Islam, parte dall'età di Maometto e ricerca tutto ciò che può difendere le sue posizioni. Così, da sempre, si svolge la lotta per interpretare a proprio piacimento le fonti. Ciò che si rivela nel libro della Mernissi é solo uno dei vari esempi di come possa essere interpretata una religione in modo propagandistico-islamico e di come si cerchi di strumentalizzarla. L'Islam avrebbe per primo assegnato alle donne il diritto al mantenimento dei figli e a quello dell'eredità e al divorzio, (mentre in Occidente tali concessioni risalgono a tempi relativamente recenti). Non sarebbe l'Islam la causa dell'arretratezza femminile ("laddove ci siano ostacoli alla donna li elimina"), ma tutto é imputato alle tradizioni maschili di origine tribale o culturale, che negano i diritti delle donne. L'Islam, al contrario, avrebbe posto fine a pratiche atroci e sottolineato l'importanza della famiglia, della società e della comunità, inoltre avrebbe conferito alla donna il massimo del rispetto, come moglie, figlia, lavoratrice. Il Corano sembrerebbe non imporre l'uso del velo nè affermare l'obbligo di rimanere in casa. In generale, sembra che, risalendo alle origini del mondo musulmano, donne e uomini non avessero vite separate Anzi la guerra non guardava alle donne come sabaya (prigioniere di guerra), ma come compagne d'armi. Così c'è chi ,come l'autrice del libro, si scaglia contro quelli che hanno "distorto" l'eredità di Maometto e contro i libri che presentano titoli come I benefici della donna che opta per il focolare o Argomentazioni per provare che la donna non deve vedere l'uomo. Mernissi attacca gli aspetti indiscutibilmente misogini, da cui risulta un'ossessiva attenzione a nascondere il corpo femminile ("la necessità di velare viso e mani durante la preghiera" o "la preghiera non vale quando i suoi capelli vengono scoperti?") e come critica il fatto che oggi una donna, per fare haji (pellegrinaggio alla Mecca), debba dimostrare di essere libera, capace di ragionare e accompagnata da un uomo. Fatima Mernissi riporta le parole di Maometto: "O voi che credete, non entrate negli appartamenti del profeta" e afferma che in questo modo si introdurrebbe una rottura spaziale che è stata arbitrariamente orientata verso la segregazione dei sessi. Diversamente si esprime Mohammed Arafa quando dice che la donna non avrebbe mai avuto un ruolo nell'Islam, neppure nella storia politica:
"all'inizio dell'Islam la donna musulmana non svolse alcun ruolo negli affari pubblici, nonostante tutti i diritti, che esso le aveva concesso, fossero spesso simili a quelli accordati agli uomini. Nella riunione della Saqufat Bani, in cui, dopo la morte del profeta, i discepoli si consultarono per designare il successore, non si fa alcuna menzione di una partecipazione femminile. L'intera storia dell'Islam ne ignora la partecipazione a fianco degli uomini, nella guida dello Stato."
L'autrice gli rimprovera di non aver considerato il ruolo di Aisha, moglie del Profeta, che sembrerebbe essergli sempre stata a fianco nelle guerre e nella conduzione degli affari di Stato: dopo la prima rivelazione, Maometto andò a rifugiarsi impaurito tra le braccia di sua moglie e non sembrò mai nascondere l'importanza della sfera sessuale e affettiva. Un altro hadith è da tempo occasione di scontri decisi perché vi si afferma:"Mai conoscerà la prosperità il popolo che affida i suoi interessi ad una donna". Alcuni lo hanno preso come evidentissimo segno della volontà islamica dell'esclusione della donna dal potere decisionale, ma vi erano anche altri che lo ritennero infondato e poco convincente. Tabari figura fra le autorità religiose che hanno assunto una posizione a favore dell'interpretazione femminile, consigliando di raddoppiare la vigilanza di fronte a chi si appoggia al testo sacro per affermare la propria verità politica. Così anche la questione dell'eredità diventa luogo di comode interpretazioni e trattabile attraverso hadith come questo: "rimettete agli uomini una parte di ciò che i genitori hanno lasciato loro, e rimettete alle donne ciò che i genitori hanno lasciato, poco o molto che sia". Secondo Mernissi, questo ebbe l'effetto di una bomba tra le comunità di Medina, come se si fosse aperto un conflitto diretto con Dio. Da allora si sarebbe cominciato a far passare sotto silenzio ciò che nel testo religioso legittima il diritto femminile. Alcune donne cercheranno di resistere, rifiutando il velo e rivendicando il diritto di uscire di casa barza (senza velo): una donna barza é "colei che non nasconde il suo volto e non china la testa, che si mostra alla gente riceve a casa propria" (dal dizionario). La più celebre di queste donne fu probabilmente Sakina, una delle pronipoti del Profeta, che nei contratti di matrimonio stabiliva l'inesistenza della obbedienza obbligatoria al marito. E che cosa dire poi quando, di fronte ad un hadith, in cui si dice che i sufaha dovevano essere esclusi dal diritto all'eredità, due poli opposti si scontrarono sul significato lessicale di sufaha (donne o stolti)? Perciò, se alcuni, nell'Islam ufficiale moderno, vogliono imporre l'equazione casa-Mecca affermando che essa è rintracciabile nella cultura dei tempi di Maometto, ci sarà subito chi ribatterà sostenendo l'infondatezza delle prove. E' infatti chiaro che, nell'ambito della questione femminile, c'è ampia possibilità di sostenere le proprie idee facendo ricorso alla religione in due modi esattamente antitetici e soggettivamente rivisitati.
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LA CONDIZIONE DELLA DONNA FRA GLI EMIGRATI

La donna nell'emigrazione vive un'esperienza diversa da quella maschile. Benché uomini e donne vivano nell'emigrazione alcune difficoltà comuni (l'alloggio, il lavoro, l'impatto con una cultura e una società diverse), la donna che decide di espatriare per cercare lavoro all'estero o per qualunque altra necessità o scelta incontra anche problemi specifici.
Il lavoro

Coloro che emigrano in un paese straniero si indebitano per poter affrontare il viaggio e hanno bisogno di lavorare per saldare i propri debiti oltre che, naturalmente, per potersi mantenere. Le donne, inoltre, spesso lasciano nel loro paese d'origine la famiglia, di cui sentono la mancanza più acutamente degli uomini. Hanno un diverso modo di valutare il tempo, soprattutto le africane, hanno un ritmo di vita e di lavoro differente, quindi anche un modo diverso di lavorare. Per quel che concerne il lavoro le donne immigrate trovano per lo più impiego come colf presso case private o strutture pubbliche o, in casi più rari, come impiegate in altre attività del settore terziario (come guardarobiere, bariste, addette alle pulizie, commesse, cuoche o cameriere in locali pubblici). L'alternativa possibile a queste mansioni è per lo più un posto in qualche locale notturno, ma c'è anche una quota considerevole di donne immigrate che viene avviata alla prostituzione. L'età media delle donne immigrate è tra i 25 e i 39 anni, con qualche anno in più rispetto agli uomini, in quanto la donna del terzo mondo è impegnata in giovane età nel matrimonio e nella crescita dei figli più piccoli.

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ORDINE TELEMATICO DEI BIOETICI

Le Donne immigrate

Le donne immigrate soprattutto dai paesi africani, hanno maggiori difficoltà degli uomini ad integrarsi perché, oltre alla diversità dovuta al fatto di essere straniere, vivono una loro specifica diversità in quanto donne. Inoltre, e ciò è dovuto soprattutto alla mentalità del loro paese di provenienza che è in genere discriminante nei confronti delle donne, le donne fanno una maggior fatica ad entrare in contatto con la realtà del paese ospitante: hanno, solitamente, una minore conoscenza della lingua, delle strutture sanitarie, dell'assistenza sociale e delle culture del paese. Un altro elemento che incide negativamente sulle possibilità di inserimento è la presenza di mariti o di parenti maschi che limitano fortemente la capacità d'iniziativa delle emigrate e tendono a riprodurre le condizioni di subalternità delle donne nei paesi d'origine. Nel caso delle immigrate senza lavoro, disoccupate o casalinghe, che dipendono dal permesso di soggiorno del marito e non hanno diritto a esistere come soggetti autonomi, il contatto con la realtà diviene ancora più difficoltoso per la condizione di totale isolamento in cui vivono. Anche la carente scolarità di molte immigrate, specialmente africane e arabe, ostacola l'inserimento in una società che presuppone un certo grado di cultura anche per le mansioni più elementari e viene regolata da una molteplicità di norme che sono complicate e difficili anche per alcune fasce della popolazione italiana. La non conoscenza della lingua viene per esempio scontata nel rapporto con le strutture pubbliche. Le donne cercano di non frequentarle o, se costrette, si fanno accompagnare dai figli più grandi, da amici o parenti, in qualità d'interpreti. Ciò ne riduce l'autosufficienza e l'autonomia nella vita di relazione.
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Le strutture sanitarie

Anche il rapporto con le strutture sanitarie è spesso drammatico. Alla difficoltà di farsi comprendere tramite interpreti occasionali si aggiungono comprensibili problemi di pudore. Ciò dà luogo a fraintendimenti, con spiacevoli conseguenze, anche in strutture attente alle problematiche femminili, come i consultori. Il desiderio legittimo di molte immigrate di stringere delle amicizie o dei rapporti che le aiutino a capire la realtà italiana e a superare la lontananza del proprio paese d'origine, le conduce spesso ad affrontare il rischio di situazioni sgradevoli. L'alternativa consiste nel rifugiarsi nel gruppo nazionale, limitando a questo i propri rapporti sociali, anche se ciò comporta un rigido controllo e l'estraneità alla realtà circostante. Ma i problemi di incontro delle donne non si fermano qui: esistono infatti questioni legate alle differenze culturali e tradizionali del paese d'origine e del paese ospitante, che generano problemi nuovi. A questo proposito prendiamo in esame il tema delle mutilazioni sessuali.
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Osservatorio Bioetico Mondiale per i diritti delle donne e delle bambine

MUTILAZIONI SESSUALI

Le statistiche recenti stabiliscono che circa 100 milioni di donne (ma secondo alcune stime 114 milioni) hanno subito una mutilazione del proprio sesso e la pratica continua a essere diffusa con una media di 2 milioni l'anno. La pratica è diffusa soprattutto nell'Africa sub-sahariana, dalla Mauritania alla Zambia fino alla Somalia, all'Eritrea e al Kenya (dall'Atlantico al Mar Rosso, dall'Oceano Indiano al Mediterraneo Orientale). Al di fuori del territorio africano le recisioni sono praticate anche in Asia. Yemen del Sud e negli Emirati Arabi Uniti. Inoltre la circoncisione è praticata anche dalle popolazioni musulmane dell'Indonesia e della Malesia e dai musulmani Bhora in India e in Pakistan. Possiamo notare che non si tratta di una zona omogenea dal punto di vista religioso e infatti questo tipo di pratiche non sono proprie di una particolare tradizione religiosa, come spesso erroneamente si pensa, ma si possono incontrare in popolazioni di fede musulmana, cattolica, protestante, copta e animista. La pratica si ritiene d'origine fenicia (ma secondo altri egiziana) e usata anche da romani.

Si possono distinguere diversi tipi di mutilazioni genitali:1) Circoncisione, o sunna (la parola nell'Islam significa "tradizione"), che consiste nel taglio del prepuzio o cappuccio della clitoride.

2) Recisione o escissione, cioè taglio della clitoride e di tutte o parte delle piccole labbra.

3) Infibulazione o circoncisione faraonica, che consiste nella asportazione della clitoride, delle piccole labbra e almeno dei 2/3 anteriore e spesso della intera sezione mediale delle grandi labbra. I due lobi della vulva vengono poi attaccati insieme con filo di sutura in seta o spine, affinché la parte risulti una superficie liscia e impermeabile, occludendo così l'accesso vaginale, eccettuata una piccolissima apertura, garantita dall'inserimento di sottili pezzetti di legno o da una cannuccia di giunco che consente il passaggio di urina e sangue mestruale.
I rischi per la salute e le complicazioni a seguito di tali interventi dipendono dalla gravità della mutilazione, dalle condizioni igieniche in cui è avvenuta l'operazione, dall'abilità e dalla capacità dell'operatrice e dalla resistenza opposta dalla bambina.

In ogni caso, immediate o a lungo termine, le complicazioni sono serie.


Complicazioni a breve termine:
Emorragia per la recisione dell'arteria vulvare o dell'arteria dorsale del clitoride.
Shock postoperatorio (la morte piò essere evitata solo con trasfusioni di sangue e rianimazione d'urgenza).
Taglio accidentale di altri organi: per es. utero, vescica.
Tetano (spesso letale) e setticemia (dovuti per lo più alla poca igiene degli attrezzi usati).

Complicazioni a lungo termine:


a) Infezioni croniche dell'utero e della vagina.


b) Cicatrici cheloidi sulla ferita vulvare di dimensioni tali da impedire la deambulazione.

c) Crescita di cisti dermoidi.

d) Formazione di fistole e prolassi (dovute all'ostruzione durante il parto) che causano incontinenza.
Dismenorrea, dovuta al fatto che il sangue mestruale non può fuoriuscire liberamente.


f) Sviluppo di un neuroma nel punto di sezione del nervo dorsale del clitoride.

g) Ascessi vulvari.

h) Dispaurenia, ossia forti dolori durante i rapporti sessuali.
i) Sterilità dovuta alle infezioni croniche delle vie urogenitali.
l) Danni a seguito o durante il parto: eccessive perdite di sangue, rischio di soffocamento e danni neurologici al bambino.
m) Trasmissione HIV: i danni provocati sull'organo genitale femminile rendono più elevato il rischi di contagio del virus dell'AIDS.

Mutilazioni sessuali

Le ragioni fornite sul motivo per cui vengono praticate tali operazioni sono stupefacenti, spesso contraddittorie e comunque contrarie a fattori biologici. Possono definirsi di tipo psicosessuale, psicosociale e psicoreligioso. Analizziamo ora le tre tipologie separatamente.

Motivazioni psicosessuali

A) Ragioni legate a credenze: in alcune zone, specialmente in Etiopia e Somalia, la gente crede che se i genitali femminili non vengono recisi, assumeranno una forma anatomica simile a quella dell'uomo. In altre zone è radicata la convinzione che ambedue i sessi, maschile e femminile, convivano nella stessa persona al momento della nascita. La clitoride rappresenta l'elemento mascolino di una ragazza e il prepuzio quello femminile di un ragazzo. Ambedue devono essere recisi per definire inequivocabilmente il sesso di una persona. Una leggenda narra che un tempo una donna di nome Araweelo regnava sulla Somalia: per mantenere il suo impero castrava tutti i maschi: in questo modo credeva che l'uomo non avrebbe insidiato il suo dominio. Secondo la leggenda Araweelo fu uccisa dall'unico bambino che lei stessa aveva voluto sottrarre alla castrazione . E da allora i maschi per vendicarsi, iniziarono a mutilare le donne.
B) Ragioni "etiche": molto spesso la ragione fornita è quella di attenuare il desiderio sessuale. La clitoride è infatti il punto focale di tale desiderio e la recisione viene ritenuta come protettiva contro l'ipersessualità femminile, salvando la donna dalle tentazioni, dal dubbio e dalla "perdizione", favorendo la castità.

Motivazioni psicosociali

In tutte le regioni dove tale pratica viene eseguita la verginità femminile è un indispensabile requisito per il matrimonio e le relazioni sessuali extraconiugali sono bandite dalla legge stessa. In tali zone, quindi, una donna non recisa (ma non infibulata, in Somalia) viene ridicolizzata, considerata indegna e spesso cacciata dalla comunità o, se vi rimane, non ha praticamente alcuna possibilità di matrimonio.

Motivazioni psicoreligiose

Viene spesso citato dai racconti popolari il nome del profeta Maometto come colui che avrebbe ordinato di ridurre la clitoride, ma non di distruggerla. Un comandamento di questo tipo non può ritenersi autentico in base ad alcuna fonte affidabile e tuttavia, anche se non vi è nessun precetto religioso che imponga l'infibulazione, nella maggioranza dei paesi musulmani si crede che le donne non escisse siano religiosamente "impure" (najasa)

 

Osservatorio Bioetico Mondiale
Per i diritti delle donne e delle bambine
Le mutilazioni genitali Femminili

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L'età in cui si effettuano le mutilazioni varia da zona a zona e tale pratica viene attuata anche dove è prevista contro di essa una specifica legislazione. L'età varia dai pochi giorni di vita (come avviene ad esempio presso il gruppo ebreo dei falaslia in Etiopia e i nomadi in Sudan), fino a circa sette anni (come avviene in Egitto e in diverse nazioni dell'Africa centrale) o fino all'adolescenza (tra gli Ibo della Nigeria, ad esempio). Le operazioni vengono praticate da donne che si tramandano questa pratica di generazione in generazione. Secondo una ricerca le "maestre" della circoncisione sono in maggioranza semi o del tutto analfabete, non prendono quasi mai precauzioni antisettiche prima di compiere le operazioni e sono consapevoli dello scempio che compiono. Ottengono in cambio di questo genere di servizi un compenso modesto. Godono di un grande prestigio: ricevono in dono cibo, stoffe e sono circondate da grande rispetto. La circoncisione e l'infibulazione sono nella grande maggioranza dei casi imposte alla figlia, o a qualsiasi membro femminile della famiglia dalle donne stesse (madri, nonne, zie, sorelle) più che dagli uomini, come un dato normale e inevitabile della vita comunitaria. Opporsi a tutto ciò nella società di origine vuol dire perdere l'onore della propria famiglia, essere esclusi dal clan di appartenenza o dal villaggio di residenza o essere derisi e ridicolizzati.

Nella vita di una donna, la mutilazione sessuale costituisce un marchio, una ferita psicologica dalla quale molte non riescono a riaversi mai più. Si sentono profondamente umiliate; il rapporto con l'uomo viene percepito esclusivamente attraverso il dolore. Il minimo che può succedere, se non c'è dolore, è la mancata o ritardata risposta agli stimoli sessuali, insoddisfazione, mancanza di gratificazione, infelicità.
IL fenomeno produce e solidifica una sorta di reciproco muto antagonismo tra i sessi.

Le donne che subiscono una mutilazione sessuale si dividono, comunque, in due categorie: 1) quelle che accettano le dolorose conseguenze delle mutilazioni come un prezzo da pagare alla conservazione della propria integrità culturale; 2) quelle che si sono sentite obbligate a qualcosa che non possono proprio accettare. Le prime vanno incontro ad un sacco di guai fisici: l'83% delle circoncise avrebbe bisogno di continuate cure. Le seconde devono affrontare anche seri problemi mentali. L'inizio della vita sessuale è traumatico: le donne infibulate vengono tagliate, quanto va bene, con un coltello, altrimenti con un coccio o un pezzo di vetro: quello che le aspetta è penetrazione dolorosa e frigidità certa. Oggi questo problema non è limitato ai paesi africani ma si va estendendo anche in alcuni paesi europei. Il consistente flusso migratorio dall'Africa all'Europa ha infatti portato alla creazione nei paesi europei di gruppi etnici africani omogenei che tendono a ricostruire le regole sociali che hanno lasciato in Africa.


Molte delle donne immigrate e viventi in Europa sono infibulate e alcune, dopo il parto, chiedono di essere reinfibulate. Altre fanno venire appositamente dal loro paese d'origine una donna esperta in pratiche tradizionali, perché infibuli la propria figlia, o addirittura fanno una vacanza nel loro paese con lo scopo di infibularle.
L'Occidente di fronte a queste pratiche ha sempre cercato di chiudere un occhio o comunque di non divulgare troppe informazioni. Di fronte ad un riscontro diretto con queste pratiche e invitato a prendere posizione, l'Occidente mostra spesso un'ipocrita tolleranza in nome del rispetto delle diversità culturali. E' opportuno però evitare le generalizzazioni e vedere nei particolari le varie posizioni.


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Proposte Legislative nei Paesi Occidentali sulle mutilazioni femminili

Una legge che proibisce la mutilazione femminile, indipendentemente dal fatto che la donna che deve subirla, sia consenziente o meno, entrò in vigore in Svezia nel luglio 1982, comminando una pena di due anni a che continuasse a praticarla. In Norvegia, nel 1985, tutti gli ospedali furono messi in allerta riguardo a tale pratica. Il Belgio si è associato nella messa al bando di tale pratica. Molti stati degli USA hanno incluso nel proprio codice penale la condanna della mutilazione genitale femminile. Nel Regno Unito una legislazione specifica che proibisce la circoncisione femminile entrò in vigore nel 1985, una persona ritenuta colpevole di tale reato rischia fino a 5 anni di prigione. Le mutilazioni genitali femminili sono state inserite nella legislazione per la protezione dell'infanzia a livello di autorità locali.

A tutt'oggi nessuno è stato processato dai tribunali inglesi per questo tipo di reato ma dal 1989 vi sono stati almeno sette interventi di autorità locali per evitare che i genitori facessero mutilare le loro figlie o le loro ancelle. La Francia non possiede una legislazione specifica riguardo alle mutilazioni sessuali femminili ma in base all'art. 312-3 del codice penale francese la mutilazione genitale femminile può essere considerata come un'azione criminale. In base a questo articolo, chiunque faccia violenza o aggredisca un minore di 13 anni può essere punito con la carcerazione che varia da un minimo di 10 ad un massimo di 20 anni, se tale violenza ha come conseguenza la mutilazione, l'amputazione di un arto, la perdita di un occhio o di altre parti del corpo o se tale atto di violenza abbia causato preterintenzionalmente la morte del minore.


"Prima conferenza nazionale sulla mutilazione genitale femminile".

1989: prima conferenza europea:

Nel 1989 Forward, una ONG (organizzazione non governativa) inglese organizzò la "prima conferenza nazionale sulla mutilazione genitale femminile". Alla conferenza parteciparono oltre 150 tra operatori sanitari e sociali, insegnanti e rappresentanze di molte comunità di minoranze etniche comprese comunità che praticano la mutilazione genitale femminile. La conferenza provocò una accalorata discussione e concluse che la mutilazione genitale costituisce un abuso fisico sul bambino/a.

Nel 1989 la sottocommissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani stabilì che fossero intraprese due missioni di sensibilizzazione nelle nazioni dove era prevalente l'uso delle pratiche tradizionali mutilanti con lo scopo di discutere con membri del governo, associazioni nazionali femminili e con membri delle agenzie internazionali per lo sviluppo al fine di ottenere reali informazioni sulle varie misure prese o previste per la veloce abolizione delle mutilazioni sessuali. Per ottenere l'abolizione di tali pratiche si richiedono cambiamenti culturali del modo in cui la società recepisce il diritto delle donne.

Osservatorio Bioetico Mondiale
Per i diritti delle donne e delle Bambine
Obiettivo : sostenere programmi mirati alla presa di coscienza delle donne sui problemi delle Circoncisione Femminile

Il punto di partenza per il cambiamento deve essere quello di programmi educativi che aiutino le donne a rendersi conto in prima persona dei loro diritti.
E' qui che l'UNESCO, il Centro per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e gli altri organismi internazionali possono dare un aiuto, sostenendo programmi mirati alla presa di coscienza delle donne.

In Egitto nell’Ottobre del 1982 fu iniziato un programma da svilupparsi in tre anni per rendere effettive le risoluzioni approvate nel precedente seminario del 1979, finanziato dal Comitato d'emergenza per la Popolazione e dall'Associazione per la Pianificazione familiare del Cairo che prevedeva produzione di materiale informativo e la pratica al suo uso da parte di medici, infermieri, levatrici, assistenti sociali e gruppi di lavoro. Un comitato nazionale formato da 12 membri venne istituito al fine di combattere la pratica della circoncisione femminile. Dal 1985, esso ha intrapreso una campagna di educazione pubblica con maggior riguardo per i reparti ospedalieri di maternità e pediatria e per i centri di pianificazione familiare, con istruttori a livello paramedico e sociale. Il Comitato Nazionale ritiene che solo la proibizione per legge avrà effetto determinante e porterà ad una riduzione del fenomeno.


In Italia: In Italia non esistono specifiche leggi in proposito, tuttavia l'art. 32 della Costituzione Italiana afferma che: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse delle collettività.", "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana". L'art. 5 del Codice civile vieta "gli atti di disposizione del proprio corpo quando cagionino una diminuzione permanente dell'integrità fisica o quando siano altrimenti contrari alla legge, all'ordine pubblico e al buon costume".
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Proposte legislative dei paesi africani
Sudan e Corno d'Africa: E' nel Sudan del Nord, Somalia, Djibuti, che si è riscontrata la più alta percentuale di donne che sono state sottoposte ad infibulazione. In questi paesi quasi tutte le donne hanno subito l'infibulazione ed è proprio in questi paesi che sono stati fatti i principali sforzi per eliminare tale pratica, anche se ancora c'è molto da fare. In Sudan. dal 1988 esiste il Comitato sudanese per l'eradicazione delle pratiche tradizionali della mutilazione femminile che tenta una campagna di informazione di massa. In Somalia, nel 1987 l'Organizzazione Democratica delle Donne Somale (SWDO), l'ala femminista del partito allora al governo e l'Associazione italiana per la donna e lo sviluppo (AIDOS) iniziarono un progetto con due obiettivi: - lanciare e sostenere una campagna per l'abolizione dell'infibulazione; - rafforzare e sostenere le strutture dell'SWDO nel condurre la sopra menzionata campagna. Verso la fine del 1991, la Somalia era in tumulto dilaniata da conflitti di clan e dall'anarchia, sebbene fosse stata creata una indipendente e relativamente stabile amministrazione nel nord del paese. La base tecnica derivante dal progetto SWDO-AIDOS fu distrutta, da allora niente è stato più fatto per impedire la mutilazione genitale in Somalia.



Kenya: E' attivo il Consiglio Nazionale delle Donne del Kenya per combattere la mutilazione femminile in Kenya che si è appellato a vari organismi, compreso il Consiglio Internazionale della Donna, l'UNICEF, l'OMS per favorire le ricerche sull'argomento per mezzo della quale il Consiglio avrebbe potuto ottenere il sostegno del governo al fine di scoraggiare (se non addirittura vietare) tali pratiche.


Le prospettive nei paesi africani
L'abolizione della mutilazione genitale femminile è una responsabilità propria dei singoli governi e richiede una volontà politica per ora assente. Mentre le organizzazioni volontarie possono giocare un ruolo importante, solo il governo può agire in modo più profondo e duraturo oltre che diffuso a tutto il territorio. E' necessaria una legislazione contro la pratica della mutilazione genitale femminile ma essa può operare effettivamente soltanto con lo sviluppo di un sistema parallelo di protezione del fanciullo in generale al fine di educarlo contro la pratica facendo sì che muti profondamente la cultura di tutta la popolazione. Nelle aree in cui la mutilazione genitale femminile ha luogo con la preparazione di un insieme di cerimonie di iniziazione, il governo dovrà stabilire procedure per una tempestiva azione preventiva di tali cerimonie e procedure educative e talvolta repressive verso queste comunità al fine di dissuaderle dal continuare la pratica della mutilazione delle giovani ragazze come parte integrante di tali cerimonie. Ospedali pubblici, cliniche e centri medici non dovranno praticare nessun tipo di mutilazione genitale femminile. Occorrerà un controllo e un'azione repressiva degli operatori tradizionali conoscenti per assicurare che la pratica non venga perpetuata. Programmi educativi dovranno essere concentrati sulla comunità e dovranno essere usati appropriati mezzi didattici e informativi per formulare un rigoroso e univoco messaggio contro la pratica.L'educazione contro la mutilazione genitale dovrebbe essere obbligatoria per medici, infermieri, amministratori della sanità, insegnanti. Tutti i professionisti del campo sanitario dovrebbero partecipare a corsi di aggiornamento specifico sulla mutilazione genitale femminile e sulle conseguenze, dovrà essere fatta una intensiva educazione contro le pratiche, nelle scuole, nei programmi di preparazione per insegnanti, un'azione di massa che raggiunga tutti i livelli sociali.Particolare attenzione dovrà essere rivolta alle necessità ginecologiche e psicosessuali di quelle donne che hanno già subito l'operazione, per permettere loro di trovare una nuova identità al di fuori del contesto della mutilazione superando il trauma di questa esperienza e per aiutarle ad interrompere il ciclo generazionale che mantiene in vita questa odiosa pratica. Dovrà essere attuato un programma educativo sui diritti umani della donna e del bambino, usando mezzi quali programmi di alfabetizzazione, educazione sessuale, radio, TV, circoli femminili, etc. rendendo consapevoli le donne dei loro diritti e della loro sessualità, cogliendo l'occasione per una campagna che informi anche sulla contraccezione, pianificazione familiare e prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse e prevenzione oncologica.
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La situazione nei paesi occidentali
La mutilazione genitale deve essere riconosciuta come un abuso fisico sul bambino/a e deve essere respinta come una dannosa pratica culturale. Vi è la necessità di una chiara e non ambigua legislazione contro la mutilazione genitale femminile. La prevenzione della mutilazione genitale femminile deve essere inclusa nei programmi generali di protezione degli abusi sul bambino. Le direttive devono comprendere l'assistenza sanitaria, alimentare, il diritto dell'educazione e provvedimenti legali destinati al sostegno e alla protezione del bambino e della famiglia. Si dovrà trovare un modo per identificare i bambini a rischio ed agire velocemente e fermamente per proteggerli. Parallelamente a quelle esposte sopra si dovranno attuare direttive che agiscono sull'educazione e sulla persuasione di famiglie e comunità in cui sia stata praticata in passato la mutilazione genitale femminile. Tutti i professionisti (salute, educazione, assistenza sociale etc.) che lavorano con le comunità a rischio dovranno ricevere uno specifico addestramento sulla mutilazione femminile e sulle sue conseguenze di questa. Dovranno essere individuati intermediari all'interno delle varie comunità per agire all'interno di questi gruppi che praticano la mutilazione genitale femminile. Tutte le comunità che praticano la mutilazione genitale femminile devono essere rese edotte dei diritti del bambino e come rischi ed abusi procurati sui bambini devono essere riferiti alle autorità responsabili. Vi dovrà essere disponibilità di risorse per la riabilitazione delle donne che hanno subito l'operazione, inclusi aiuti ginecologici e psicosessuali, insieme a pratica psicoterapeutica individuale e di gruppo. Tuttavia prima che si riesca a sradicare questa barbara tradizione, come ci si deve comportare? In Europa, l'interdizione delle pratiche tradizionali è avvertita dagli immigrati come riprovazione sociale e rifiuto culturale e si traduce in precarietà e clandestinità e, dunque, nel peggioramento delle condizioni igieniche in cui tali pratiche continuano a venire attuate. Si dovrà allora garantire che quelle pratiche avvengano in condizioni igieniche, tali da non produrre una quota minore di rischi e di dolore, cioè in un ambulatorio pubblico?. Tale scelta appare scandalosa dal punto di vista etico: l'escissione della clitoride si trasformerebbe in un valore tutelato per legge o comunque rischierebbe di apparire tale. D'altra parte, anche per chi non condivide tale punto di vista, accettare l'ipotesi di "legalizzare" una pratica di mutilazione, può risultare intollerabile. Inoltre una pratica che regge su una tradizione basata su specifici e millenari rituali potrebbe risultare ancora più atroce se smontata del suo significato. E inoltre qual è "l'accoglienza" che una donna mutilata riceve nelle nostre strutture?. Uno dei problemi è l'atteggiamento dei medici italiani che ignorano questa pratica, reagiscono con lo scandalo o con una sorta di "curiosità clinica". In alcuni casi, invece, i medici cercano di escogitare una qualche soluzione.
Un medico calabrese ad esempio si è inventato una "sunna" innocua, simbolica: una goccia di sangue fatta stillare dal prepuzio e, per i genitori, l'iniziazione è compiuta. Chi invece ha pensato di instaurare un mercato clandestino di ginecologi vi ha subito rinunciato: un "affare infibulazione" non sarebbe conveniente perché gli immigrati sono poveri. E le bambine? In che misura l'infibulazione sarà "civile" e in che misura "razzista"? La Francia, che ha proibito lo chador nelle scuole, non ha esitato: sono già cinque le condanne pronunciate da corti francesi contro i genitori africani per aver imposto mutilazioni sessuali alle figlie. Il problema è che comunque gli immigrati africani, finché possono, tornano in Africa per mettere al mondo figli e per curarli. E per "iniziarli": come comportarsi ad esempio di fronte a un caso come quello avvenuto in Gran Bretagna dove un'adolescente anglo-africana aveva scritto a un giornale: "Aiutatemi, quest'estate vado in vacanza in Sudan. So quello che mi accadrà, mi mutileranno"? Strapparla ai genitori? In un paese bianco, a razzismo dominante, la famiglia è l'unica a proteggere una ragazza di colore. Ma l'infibulazione è un altro tipo di abuso. E' un abuso per il rispetto della traduzione, per garantire alle bambine la protezione della comunità di origine. Forse un abuso per amore?
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Alcuni dati statistici


Intervista svolta nel corso di 3 anni (1991/1993) su un campione di 304 donne somale infibulate di età compresa tra gli 11 e i 48 anni residenti in Toscana. Solo 154 hanno consentito di essere intervistate su problematiche sessuali. Soltanto in 103 casi è stata effettuata l'indagine completa.


ETA' DELLE 103 INTERVISTATE meno di 15 anni: 3 16/30 anni: 68 più di 31 anni: 32
TIPO DI LAVORO DELLE INTERVISTATE IN ITALIA colf: 80 operaie: 5 casalinghe: 8 altre professioni: 10
STATO CIVILE DELLE INTERVISTATE sposate: 44 nubili: 48 divorziate: 10 vedove 1
ETA' DELLA INFIBULAZIONE età bambine
5 17
6 30
7 3
8 5
9 31
10 5
11 2
12 6
13 4
DA CHI E' STATA ESEGUITA L'OPERAZIONE Le vecchie del villaggio: 30 L'infermiere/a: 20 Il medico: 40 altri: 13
CON CHE COSA E' STATA FATTA L'OPERAZIONE con un coltello: 50 con un rasoio: 30 con le forbici: 20 altro: 3
DA CHI SONO STATE ACCUDITE DURANTE LA CONVALESCENZA madre: 60 nonna: 20 zia: 10 altri: 13
SE E' RIUSCITA LA PRIMA OPERAZIONE operazione riuscita: 73 operazione ripetuta: 30
SE LE FEMMINE DELLA PROPRIA FAMIGLIA SIANO CIRCONCISE circoncise: 103 non circoncise: 0
SE LO FAREBBERO ALLE PROPRIE FIGLIE E TIPO DI CIRCONCISIONE sunna: 13 cliteridectomia: 20 infibulazione: 70
PERCHÉ' LE DONNE SONO CIRCONCISE A LORO PARERE controllo del sesso: 25 proteggere la verginità: 50 problemi igienico-sanitari: 3 tradizione: 2 obbligo religioso: 23
DOVE HA AVUTO ORIGINE LA CIRCONCISIONE A LORO PARERE dal Corano: 30 dalla cultura locale: 50 da un altro paese: 23
CHE COSA PENSA LA LORO SOCIETÀ' DI ORIGINE DI UNA RAGAZZA NON CIRCONCISA non è una buona musulmana: 20 diventerà una donna facile: 73 non viene da una buona famiglia: 10
SE SOFFRONO DI DOLORI MESTRUALI DURANTE IL CICLO dolori forti: 93 dolori normali: 10
CHE ETA' HANNO AL PRIMO MATRIMONIO età n°
15-20 16
21-25 16
26-30 10
31-35 10
36-40 3
PROBLEMI NELLA PRIMA SETTIMANA DEL MATRIMONIO DATI DALL'INFIBULAZIONE perdita di sangue: 34 infezioni dopo il rapporto: 16 altro: 5
SE SI RITENGONO CONTENTE DELLA PROPRIA VITA MATRIMONIALE contente: 55 non contente: 0
SE SI RITENGONO SODDISFATTE DELLA PROPRIA VITA SESSUALE IN BASE A CRITERI QUALI L'ORGASMO soddisfatte: 5 non soddisfatte: 50
MOTIVO DELL'INSODDISFAZIONE SESSUALE forti dolori durante il rapporto: 24 mancanza di piacere: 10 odia il rapporto sessuale: 16
DOVE HANNO PARTORITO I FIGLI in Italia: 12 nel proprio paese: 38 in altri paesi: 5
CHE COSA FAREBBERO ALLE LORO FIGLIE SE IN ITALIA NON FOSSE PERMESSA QUESTA OPERAZIONE Le manderebbero al paese d'origine: 73 Le farebbero operare di nascosto in Italia: 30
SE LA CIRCONCISIONE HA UN FUTURO, A LORO PARERE ha un futuro: 90 non ha un futuro: 13


CONFERENZA INTERNAZIONALE SULLA POPOLAZIONE E LO SVILUPPO
Cairo 5 settembre 1994
Terza conferenza mondiale dedicata alle politiche della popolazione, ma soprattutto il secondo grande appuntamento promosso dalle Nazioni Unite nell'ultimo decennio del secolo, dopo il vertice della Terra a Rio De Janeiro (1992), tassello di una sorta di ridefinizione globale delle priorità dello sviluppo: sostenibile per il pianeta, equo, umano femminilizzato. Da questa conferenza è risultato un programma d'azione per i prossimi vent'anni assai influenzato dall'esperienza delle donne, dove le politiche della popolazione non riguardano più il semplice controllo delle nascite, ma la salute riproduttiva nel suo insieme, la possibilità di vivere sane, avere gravidanze volute, non morire di parto né veder morire i propri figli nei primi mesi di vita per malattie banali, istruirsi,, avere un ruolo riconosciuto nella società. Due discorsi possono essere considerati emblematici: L'uno di Benazir Bhutto, premier del Pakistan, l'altro di Gro Harlem Brundtland, premier della Norvegia; da una parte un paese in via di sviluppo, musulmano e popoloso, dall'altra uno laico, industrializzato, benestante. Punti centrali della Piattaforma d'azione sono la pianificazione familiare, l'emancipazione della donna, tutte battaglie atte a risolvere problemi come la sovrappopolazione, l'aborto, la violenza sulle donne, lo sviluppo della società in vista del muovo millennio.


Benazir Bhutto

Il Pakistan si sta impegnando molto sul fronte dell'emancipazione delle donne e della sovrappopolazione, basandosi sul profondo rapporto esistente fra i due problemi. In questo Stato musulmano nel 1960 un acro di terra doveva fornire il sostentamento per una persona, oggi un acro deve mantenerne due e mezza. Perciò la crescita della popolazione va controllata. Il piano di azione illustrato dalle Bhutto consiste nel dotare i villaggi di energia elettrica; nel far sorgere un esercito di 33.000 unità, per istruire le donne sul benessere dei bambini e il contenimento della sovrappopolazione; nell'istituire una banca gestita da donne per le donne, per aiutarle a raggiungere l'indipendenza economica e avere il necessario per fare scelte indipendenti. La conferenza deve rispettare persone, società, religioni che hanno ciascuna la propria etica sociale. Nel caso del Pakistan le donne lavoratrici rivendicano il principio islamico per cui tutti gli individui sono uguali agli occhi del Signore; per il Pakistan dunque la risposta ai problemi affrontati nella conferenza sarà sicuramente impostata sulla base della fede negli insegnamenti dell'Islam. Il Vaticano si oppone all'ONU sulla base della conferenza, e difende infatti i valori familiari minacciati dal documento delle Nazioni Unite che promuove la contraccezione e considera lecito l'aborto. Ma anche l'Islam, tranne che in circostanze eccezionali, rifiuta l'aborto come mezzo di controllo delle nascite. Bhutto afferma che non sono ideologie ciò di cui si ha bisogno, bensì strutture di servizio realmente adeguate, perciò l'obiettivo del governo pakistano da lei guidato era l'impegno a migliorare la qualità della vita del popolo attraverso la fornitura di servizi sanitari e la pianificazione familiare.
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Gro Harlem Brundtland:

Anche la Brundtland si presenta allo stesso modo: anche lei basa la piattaforma d'azione sulla promessa di fornire sistemi sanitari, l'istruzione, la pianificazione familiare, la lotta contro l'AIDS, la parità di diritti. L'esperienza ci ha insegnato che cosa è funzionale e che cosa non lo è: i calcoli egiziani mostrano che ogni sterlina investita nella pianificazione familiare permette di risparmiare trenta sterline in spese future per sussidi alimentari, istruzione, acqua, fognature, edilizia, sanità. Riguardo alla religione, a differenza della Bhutto, la Brundtland la pone come l'ostacolo più grande all'emancipazione femminile; troppo spesso infatti la pianificazione familiare viene vista come problema morale. Le tradizioni religiose e culturali possono essere superate con lo sviluppo sociale ed economico atto a migliorare le risorse umane. Decriminalizzare l'aborto può essere un mezzo necessario per proteggere la vita e la salute delle donne: in Norvegia il numero totale di aborti non è mutato dopo la loro legalizzazione, mentre gli aborti illegali sono scesi a zero. Con gli aborti legalizzati viene sicuramente favorito l'uso di strutture sanitarie adeguate e vengono tenute da conto le condizioni di sicurezza. Perché solo le abbienti dovrebbero essere in condizione di sostenere un aborto sicuro? Eppure tutte le donne soffrono, tutte rischiano la vita e la salute. Per quanto concerne l'educazione dei giovani, questo certo non entra nelle competenze del governo, ma esso può favorirla con l'educazione sessuale, legittima istruzione in quanto rende i giovani più responsabili nel comportamento sessuale, al contrario dell'invito all'astinenza. Il programma d'azione attuato nella conferenza deve essere tradotto in realtà, perciò occorrono donatori, occorre che tutti gli Stati diano il loro contributo, perché i problemi di natura mondiale vanno risolti attraverso sforzi mondiali.


PECHINO: QUARTA CONFERENZA MONDIALE SULLE DONNE
15 settembre 1995
Un anno dopo la conferenza del Cairo, a Pechino 25.000 persone hanno partecipato alla quarta conferenza mondiale sulle donne, nella quale verranno approvati due documenti: una Dichiarazione di principi e una Piattaforma d'Azione per l'empowerment delle donne. Anche in questo caso, come per la conferenza del Cairo, conviene partire dagli interventi della Bhutto e della Brundtland.
Benazir Bhutto:
La premier pakistana, in quanto donna musulmana, si oppone a coloro secondo cui l'Islam assegna alla donna uno status di seconda classe. Oggi il mondo musulmano conta tre donne primo ministro, elette da donne e uomini per la loro capacità come persone, non come donne. In questo modo è stato distrutto il mito, costruito su tabù sociali, secondo cui il posto di una donna è la casa, e che il lavoro esterno sia vergognoso o disonorevole o socialmente inaccettabile per una musulmana. Bisogna perciò distinguere tra l'insegnamento dell'Islam e i tabù sociali prodotti dalla tradizione e dalla società patriarcale; si pensi al fatto che l'Islam proibisce le ingiustizie, rifiuta la razza, il colore e il genere come motivo di discriminazione tra persone, assume la pietà come unico criterio per giudicare l'umanità. L'Islam tratta le donne come esseri umani a pieno titolo, non come beni: sono state poetesse, intellettuali, giuriste e hanno persino partecipato a guerre. Se si pone l'attenzione sull'usanza pre-islamica dell'infanticidio femminile, si nota come tuttora, in un mondo considerato moderno e civile le bambine siano spesso abbandonate o abortite. I bambini sono voluti perché il loro valore è considerato superiore a quello di una bambina; essi sono voluti per soddisfare l'ego: portano il nome del padre in questo modo. Ma se ci rifacciamo all'Islam vediamo che, per i musulmani, nel Giorno del Giudizio ciascuno sarà chiamato non con il nome del padre, ma con quello della madre. Perciò se le bambine sono ancora vulnerabili questo non è a causa della religione, nel caso del Pakistan, ma a causa del pregiudizio sociale. In molte zone del mondo le donne sono soggette a violenza domestica. Spesso e in diverse società le mogli sono torturate non solo da uomini, ma anche da donne della famiglia del marito, che vuole estorcere benefici finanziari dalla famiglia della donna. A volte la moglie è uccisa dal marito o dai suoceri così da poter essere sostituita da un'altra moglie che porti un'altra dote. Bisogna cambiare perciò non solo gli atteggiamenti maschili, ma quelli di tutti, uomini e donne. In quanto all'istruzione, mezzo miliardo di donne è analfabeta e il 60% dei bambini a cui è negata l'istruzione elementare sono femmine. Una donna deve lavorare per potere ottenere l'indipendenza finanziaria e il Pakistan è stato fatto molto su questo fronte: nel 1989 hanno creato la banca delle donne, nelle maggiori città si vedono imprese messe su da donne, è stato abrogato il divieto per le donne pakistane di partecipare a eventi sportivi internazionali, esse inoltre avranno un ruolo fondamentale nel controllo della popolazione: 100.000 donne diventeranno assistenti sociali e sanitarie per aiutare a ridurre il livello di crescita della popolazione e insieme il livello di mortalità infantile in Pakistan. La Bhutto spera nei cambiamenti che potranno discendere dalla Dichiarazione universale dei diritti umani che invita a eliminare la discriminazione contro le donne, e della Convenzione per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, CEDAW, che il Pakistan ha firmato. La Piattaforma d'Azione di Pechino, che contiene un approccio completo verso l'empowerment delle donne, deve anche cercare di rafforzare il ruolo della famiglia tradizionale in quanto base della società. La Bhutto infine si sofferma sulle donne vittime di conflitti armati, soprattutto mettendo in evidenza l'uso dello stupro come arma di guerra e strumento di "pulizia etnica".


Gro Harlem Brundtland:

Gro Harlem Brundtland, mettendo in secondo piano il ruolo della religione da cui invece era partita la Bhutto, fa notare che oggi non c'è un solo paese al mondo dove donne e uomini godano delle stesse opportunità. Ad esempio, per quanto riguarda l'istruzione delle donne, il Rapporto sullo Sviluppo Umano dice che il beneficio economico dell'investimento nell'istruzione femminile è comparabile a quello dell'istruzione maschile. Ma il beneficio sociale dell'istruzione femminile supera di gran lunga quello dell'istruzione maschile. La maggior parte delle nazioni oggi difende con forza la propria cultura. L'errore sta nel considerare comportamenti e pratiche, come le mutilazioni genitali, parte di un modello culturale, estraneo al campo della giustizia e dell'applicazione della legge. La Brundtland si sofferma sulla pianificazione familiare e nega che, come qualcuno ha insinuato, la conferenza sia contro la maternità e la famiglia, facendo riferimento al continuo dibattito sull'aborto, aborto che lei ha invitato a depenalizzare durante la Conferenza al Cairo. Il mito che gli uomini siano procacciatori di redditi e le donni principalmente madri e dispensatrici di cure nella famiglia è stato respinto. Le donne hanno sempre lavorato, in tutte le società, in tutti i tempi: di norma hanno lavorato più degli uomini, di norma senza retribuzione né riconoscimento. Cosa assurda che nelle statistiche le donne sono sempre state tenute a distanza: donne che lavorano 10-12 ore al giorno nell'agricoltura di sussistenza possono essere registrate come casalinghe nei censimenti nazionali. La Brundtland considera la formula 20/20 una via promettente per lo sviluppo della società. La proposta 20/20 è stata elaborata dalle agenzie dell'ONU per lo sviluppo, la popolazione e l'infanzia e chiede che i Paesi in via di sviluppo portino al 20% del loro bilancio la spesa per l'istruzione elementare, eliminazione dell'analfabetismo, accesso universale ai servizi sanitari, acqua potabile e servizi igienici, servizi di pianificazione familiare; e insieme chiede che i Paesi donatori indirizzino a queste voci il 20% degli aiuti internazionali.

BIBLIOGRAFIA:
Sirad Salad Hassan, La donna mutilata, Firenze, Loggia de' Lauri, 1996.
Anthonj Rogden, Donne dell'Islam ignote a se stesse?, in: "Il Sole 24 Ore", 18/9/1994.
Anna Detineridge, Velate verità, in: "Il Sole 24 Ore", 18/9/1994.
Maria Serena Polieri, No all'infibulazione. E' razzista dirlo?, in: "Unità", 14/2/1992.
Giangiacomo Pace, Amnesty International e le mutilazioni genitali femminili, in "Amnesty international" (notiziario mensile della Sezione italiana), Febbraio 1996.
Ilaria Maria Scala, L'Africa nel corpo di una donna, in: "Il manifesto" 27/11/1992.
Alice Walker, da: "Possiessing The Secret of Joy.
Maria Rosa Entrufelli, infibulazione rito crudele, in "Io Donna" (inserto Corriere della Sera), Aprile 1997.
B. Bhutto - G. H. Brundtland, Il pianeta a misura di donna, Roma, Manifestolibri, 1995.
Elisa Giunchi, La donna nell'Islam, I Dossier del CESPI, n.3, Milano, 1993.
Fatima Mernissi, La terrazza proibita. Vita nell'harem, Giunti, 1994.
Fatima Mernissi, Donne del profeta. La condizione femminile nell'Islam, ECIG, 1992.